Kebab a Vicenza
Dottore,
sono un commerciante marocchino, vendo kebab in un piccolo chiosco alla periferia di Vicenza.
Ho 47 anni, da 32 in Italia. Parlo perfettamente l’italiano.
Mi sono, da qualche mese, laureato in architettura. La storia è semplice. Sono arrivato qui a 15 anni col l’idea di studiare. Poi mio padre è morto e non mi sono arrivati i soldi per studiare e ho dovuto lasciare l’università, lasciare il mio appartamento affittato e dormire in macchina.
Ho fatto mille mestieri e da 12 anni vendo kebab. Sono ottimi, gli ingredienti sono sempre freschi e il pane lo faccio con la ricetta della mia famiglia. 6 euro menù comprensivo di bibita e gelato.
Sono relativamente felice, incontro difficoltà ad integrarmi ma passo le giornate con un mio cugino da pochi anni qui per studiare anche lui.
Due giorni fa un signore è passato dal mio negozio, ha detto che non vedeva il registratore di cassa e che fosse stato per lui io sarei già tornato a casa con un calcio nel culo. Ha detto che la merda che vendo ammala il cervello dei suoi figli e che sono solo un bimgobongo.
Non ho reagito per niente, impassibile ho chiesto al signore se voleva un kebab.
Ho fatto bene? Cosa devo fare adesso?


